Solo negli anni ’60 e nei primi anni ’70 i designer iniziarono a sperimentare altre fonti di luce come le lampade alogene e i tubi al neon. Ettore Sottsass, ad esempio, inserì tubi al neon arcuati nella sua lampada Asteroide (1968) simile ad un totem, mentre la serie Alogena (1970) di Joe Colombo è stata una delle prime linee per la casa a sfruttare il potenziale delle lampadine alogene a basso voltaggio. A questo periodo, fondamentale per le successive generazioni di designer, risale anche il primo diodo a emissione di luce dello spettro visibile (LED), messo a punto nel 1962 da Nick Holonyak Jr, che all’epoca lavorava come consulente per il laboratorio della General Electric Company. Tuttavia solo di recente sono stati realizzati LED abbastanza potenti in termini di luminosità da essere impegnati efficacemente nella progettazione delle lampade.

Nello stesso periodo la disponibilità di nuove plastiche ampliò la rosa di materiali a disposizione dei designer, dalla plastica da spruzzare “Cocoon” al Perspex traslucido (metacrilato). Ma se l’uso crescente di polimeri sintetici esercitò un’influenza considerevole sulla progettazione di lampade, ancor più determinante fu l’effetto degli enormi mutamenti culturali. Le libertà per cui si lottava all’epoca si tradussero in oggetti di design sperimentali, che resero sempre più indistinto il confine tra illuminazione e arte.

artemide
^ Dania table light, 1969 – Artemide, Pregnana Milanese, Italy

Fonte: Charlotte & Peter Fiell, “Introduzione: l’evoluzione dell’illuminazione artificiale”,  in: 1000 Lights, Taschen GmbH,  2013

 

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